Premio Puskas 2011 – Il gol più bello dell’anno

L’anno 2011 volge al termine e ci avviciniamo alla consegna dei vari premi annuali. Oltre al più prestigioso pallone d’oro la FIFA assegna da qualche anno a questa parte il premio Puskas al calciatore che durante l’anno in corso ha realizzato il gol più bello e spettacolare. Non ci sono giudici, allenatori o giornalisti a votare, ma il premio viene assegnato grazie ai voti dei tifosi di tutto il mondo. Potete esprimere il vostro voto direttamente sul sito della FIFA -LINK-. Quindi ora sta a voi scegliere tar Rooney, Ibrahimovic e Messi, o buttarvi tra le braccia dell’unica donna in lizza, Heather O’Reilly. Il mio preferito? Io sono tutto per Dos Santos.

Quindi bando alle ciance, ecco i video dei 10 gol in lizza per la vittoria del titolo:

-Benjamin De Ceulaer

Giovani Dos Santos

Julio Gomez

Zlatan Ibrahimovic Leggi il resto dell’articolo

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Messi / Kubala – Piccoli record crescono

Il 5-0 con l’Atletico Madrid e la tripletta della pulce Leo Messi non hanno portato in casa del Barcellona solo i 3 punti in vista della corsa per la vittoria della Liga, ma avvicinano sempre più Messi al record assoluto di reti realizzate con la maglia blaugrana.

E se Cesar Rodriguez con le sue 235 reti è ancora lontanissimo in vetta a questa speciale classifica, Messi con la sua dodicesima tripletta in maglia blaugrana è giunto a quota 192 reti a sole due lunghezze da un’altra leggenda del calcio catalano ed europeo, ovvero Kubala.

Kubala per la storia del Barcellona ha rappresentato molto. Centrocampista con un buon fisico, molto abile nei dribbling e nei calci piazzati, grande fiuto del gol. Insomma rappresenta l’opposto del mediano moderno, tutto grinta e fisico. La curiosità interessante che lo riguarda è senza dubbio quella sulle sue presenze in nazionale. Kubala ha infatti vestito la maglia di ben tre nazionali: la Cecoslovacchia, l’Ungheria e la Spagna. Cosa non da tutti.

Kubala ha anche un passato italiano, più precisamente alla Pro Patria. Ma altra curiosità, non giocò altro che amichevoli durante la sua permanenza italiana a causa dei contrasti con la federazione ungherese e più genericamente col regime comunista. Egli infatti fuggì dall’Ungheria(dove giocava sia in nazionale sia in una squadra di club), passando per Austria e Svizzera, fino ad assere ingaggiato dalla squadra italiana. La federazione ungherese non gli consentì di prendere parte a partite ufficiali, squalificandolo addirittura vita. La situazione si risolse quando riuscirono a procurargli la nazionalità spagnola con trasferimento a Barcellona annesso. Quì gioco per undici stagioni, divenendo leader e idolo della squadra blaugrana, squadra nella quale la sua fama conosce pochi rivali.

Probabilmente Messi già dalla prossima sfida aggancierà o supererà il grande giocatore degli anni 50′ e questo dovrebbe far capire come Messi sia già profondamente parte della storia del suo club. Alla sua settima stagione a Barcellona, e a soli 24 anni, Messi già sta ridicolizzando i record di persone che hanno fatto la storia del calcio prima di lui.

La domanda che mi pongo è una sola.

Continuando così anche solo fino ai trent’anni (non certo una cosa improbabile), dove potrebbe mai arrivare la pulce?

Chapeau.

Vivere “el clàsico” al Camp Nou

Ci sono cose che si preparano per giorni, mesi e a volte pure anni. Cose che muori dalla voglia di fare, e non stai più nella pelle nell’attesa che venga il fatidico giorno. Cose che aspetti da una vita, come se avessi vissuto fino a quel giorno solo nell’attesa di quell’evento.  Magari il giorno più bello della tua vita, assaporato dopo tanta pazienza e dopo tanta attesa. E poi ci sono quelle cose che capitano puramente per caso, quelle che sono talmente inaspettate da avere un sapore particolare, capaci di soddisfarti in un modo che magari neppure conoscevi.

Ci sono quindi due ragazzi qualsiasi, una coppia di fidanzati. Sono appena sbarcati a Barcellona, più precisamente all’aeroporto El prat. Al di fuori del terminal 2 il viavai di Autobus è notevole, quindi il ragazzo qualunque decide di rientrare in aeroporto e di chiedere delle informazioni. Mentre fa la fila il ragazzo qualunque scorge un foglio A4 qualunque, che recita trionfale la scritta “Biglietti per Barcellona-Real Madrid a partire da 73euro”.Giunge il suo turno all’ufficio informazione ma le indicazioni di cui necessitava perdono un po di importanza. La lei qualunque chiede al lui qualunque se vuole andare a vederla. Lui nega, in modo più che plateale. C’è una grossa porta girevole che permette alle persone all’interno dell’aeroporto di uscire all’esterno e viceversa. I ragazzi qualunque vi entrano, ma poi escono dallo stesso stesso lato. Tornano all’ufficio e acquistano due biglietti. E fu così che mercoledì sera mi ritrovai seduto al posto 5, fila 29, Settore 355, della zona Goal2 dello stadio Camp Nou.

Sono le ore 22 circa e mi siedo sul seggiolino a me riservato. Non un seggiolino come in curva a San Siro dove temevo di prendere a gomitate il vicino o a ginocchiate chi stava nella fila sottostante alla mia, ma un vero seggiolino. Non è certo una poltrona ma ti dona il tuo spazio vitale e ti permette di avere una certa nonchalance nei movimenti. Picchio anche il mio zoom sulla testa di quello che siede davanti a me, ma lo ammetto, solo per colpa mia.

Il campo è semideserto, ma dopo poco entrano in campo i 3 portieri del real. Ed è questo il momento che parte una bordata di fischi mai sentita prima. 92932 persone (paganti 92965 ma 13 era madrilisti e gli altri 20 erano sordomuti) che fischiano contemporaneamente gli anti-eroi della serata, i galacticos(ex-galacticos). Casillas in quel momento avrà sicuramente pensato “ma chi me lo fa fare”. Poco più tardi ecco entrare i portieri del Barcellona, accolti ovviamente da un’ovazione. E il binomio fischio/ovazione si ripete puntualmente all’ingresso prima del Real, poi del Barcellonaper un breve riscaldamento pre-partita. Subito la mia lei coglie particolari a cui non prestavo attenzione. “ma dov’è il capellone?”. Già cazzo, dov’è Puyol! Ok, Puyol non c’è, ora sono sicuramente cazzi amari. La partita, ancor prima di questa notizia era nata sotto la stella del pessimismo. “Vedrai che vado una volta io e perdono”, “Prima o poi riusciranno a vincere”, etc etc etc….

Scoccano le 23, e la partita si appresta a iniziare. Leggi il resto dell’articolo

Olanda e altre rivoluzioni

Arriva sempre un giorno, per chi ama il calcio, in cui ti chiedi quale sia stata la squadra più forte di tutti i tempi. Non parlo di nazionali, quelle già sono una selezione, una selezione tra i migliori giocatori di un paese. Se poi il paese è la Spagna di questi anni, il Brasile di Pelè o l’Argentina di Maradona, vincere il mondiale diventa quasi un gioco da ragazzi. Mi riferisco ai club, le squadre che se vogliono fare la selezione dei più forti devono fare anche la selezione degli imprenditori, quelle che magari partono dalle serie minori e poi nei decenni diventano simboli, con stadi che si tramutano in templi. E poi metti che FIFA o PES rimettono l’opzione di scegliere grandi team del passato, chi scegli per fare bella figura?

Magari i più forti sono ancora loro, quei ragazzi magri e con i capelli lunghi che si allenavano ad Amsterdam nei Seventies. L’Ajax, quelli che hanno inventato il calcio totale, quelli che lo hanno reso più veloce, più atletico, più istintivo.  Tre coppe campioni di fila, nessuno ci era mai riuscito. Poi c’era lui, Cruijff, tre palloni d’oro, era una squadra da solo. Ma erano in 11 che diventavano inarrestabili: tutti facevano tutto. Se si era in difficoltà tornavano tutti, se si attaccava anche i difensori spingevano. Non sembrano cose rivoluzionarie a noi, ma in quegli anni, dopo decenni dominato dalla lentezza e dal rigore tattico, quella squadra era una mina vagante. E che mina.

Qualche anno dopo, un signore calvo si ispirò al calcio totale per plasmare una nuova squadra schiacciasassi. Era Arrigo Sacchi, l’anno era il 1987 e la squadra era il Milan. Dopo qualche difficoltà i Rossoneri diventarono la squadra più forte del mondo, una rivoluzione anche quella dato che non molto prima il Milan aveva militato in Serie B. Ancora una rivoluzione, ancora dall’Olanda. Quei tulipani, Van Basten, Rijkaard e Gullit, guidati da Sacchi e da Capello poi,  portarono il club lontano, fino a renderlo uno tra i più titolati al mondo: quattro campionati, tre coppe campioni e due coppe intercontinentali in meno di sei anni. L’addio prematuro di Van Basten e altri piccoli drammi portarono alla fine di un ciclo che, però, nessuno potrà mai scordare. Le lacrime del Duro Fabio durante il giro di campo di addio del Cigno di Utrecht testimonia tutto questo.

Infine ci sono loro, gli extraterrestri dei nostri giorni che abitano al Camp Nou. Non è un caso che la Spagna campione d’Europa e poi del mondo sia targata Barcellona. Il gioco è lo stesso, manca la Pulce, si, ma è sufficiente a garantire passeggiate in giro per il mondo. Figuriamoci se poi c’è Messi. In questi ultimi anni non c’è stato niente per nessuno, solo il generale Mourinho è riuscito nell’impresa, durante la penultima eduzione della Champions League. Il loro è un’ulteriore evoluzione del calcio totale, e questa volta l’Olanda non conta.  Conta invece la velocità, tutti aiutano tutti e soprattutto c’è un giro di palla velocissimo, passaggi orizzontali e tanta, ma tanta, tecnica. Cosi hanno raggiunto risultati immensi, un gioco cristallino e ormai gli scaffali per i trofei iniziano ad essere troppo pieni: dal 2005, cinque titoli nazionali, tre Champions League, una mondiale per club e presto dovrebbe arrivarne un’altra.

Forse non esisterà mai il club più grande di tutti. Il calcio, come le donne, come il cinema, è una bellezza e quindi un mondo soggettivo. L’importante è che ci sia sempre una squadra che fa innamorare anche chi tifa altra gente, altri team. Certe donne sono troppo belle per non essere amate, e certi film troppo belli per non essere visti. Non si può non ammirare le magie dei Blaugrana, non si può negare il mito di Cruijff.
Non possiamo sapere chi sarà il prossimo Messi, il nuovo condottiero che come Sacchi porterà una squadra nell’Olimpo del Calcio. Noi aspettiamo, e per quanto riguarda la scelta a FIFA seguiamo il cuore.

Aria di nuova stagione

Le nuove maglie del Barça 2012

A voi le nuove maglie del Barcellona 2012. Non mi esaltano molto ma non vedo l’ora di vederle indossate dai giocatori per un giudizio più completo!!!  A pelle mi esalta molto la seconda maglia nera mentre le righe della prima maglia a mio parere sono troppo sottili! Da notare per la prima volta la scomparsa della scritta della fondazione dell’Unicef dalla parte frontale della divisa. Ricompare invece dietro la maglia,sotto il nome e il numero. A voi ogni giudizio!!!

Le maglie 2012 da dietro

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Campeones

Festa per le vie di Barcellona

Con il pareggio di 1a1 di Mercoledì sera si è avuta la conferma matematica, l’ultima che si doveva attendere, della vittoria del campionato spagnolo da parte del Barcellona. La squadra di Guardiola ha raggiunto quota 92 punti e è a +6 dal Madrid che si deve accontentare, ancora una volta, del secondo posto. Non c’erano dubbi che questo titolo arrivasse soprattutto dopo il pareggio nella sfida di ritorno con il Real che in un certo senso ha chiuso i giochi in anticipo. A quel punto mancava solo la matematica che fortunatamente è appunto arrivata 3 giorni fa. Ieri sera, inoltre, si è consumata la festa della 21° vittoria del campionato Spagnolo per le strade e al Camp Nou c’è stato il ringraziamento di tutti i tifosi a questa magnifica squadra che ha conquistato la 3a Liga consecutiva. La gente si è stretta intorno alla squadra che ormai ha un solo obiettivo da centrare: la Champions League.

Non voglio tediarvi a lungo elencando le note qualità e i molteplici motivi della superiorità di questa squadra, ma penso che la cosa che più importante da dire è che il Barcellona sta dando un esempio a tutte le altre squadre del mondo! Dove? nella valorizzazione della Cantera. A differenza dei vicini del Madrid, per rimanere in Spagna, e di altre società, come il City, il Barça fa parlare di se più per la rosa poco numerosa (solo 21 giocatori) e per l’alta qualità di giocatori provenienti dal vivaio che per i milioni spesi per comprare stelle di tutto il mondo. Negli acquisti spiccano qualche giocatore preso come ritocchino come Mascherano e Afellay (con più panchine che presenze da titolari per entrambi) ma la vera forza sono stati i giovani scesi in campo in svariate occasioni non facendo rimpiangere i titolari. Tra tutti penso a Thiago, a Fontans, Vázquez, Jeffrén, Nolito oltre al noto Bojan. Tutti questi ragazzi “nati pronti” sono scesi in campo, nonostante la giovane età, con molta personalità e hanno dato il loro apporto alla causa del club. Non c’è da stupirsi se molte società italiane come Udinese, Atalanta e Varese stanno facendo del Barcellona un modello da seguire. Secondo me è questa la strada giusta per un calcio forse più umano e meno commerciale dove chi ha più soldi fa valere la propria ragione e il suo strapotere. Forse in realtà come Udine e Bergamo questo può essere più “facile”, ma il fatto che avviene in una delle squadre più competitive e con più fama al mondo  è un motivo in più per esaltare la società, i giocatori e l’allenatore blaugrana per l’ottima annata.  Leggi il resto dell’articolo

Por Qué?

Immagine di repertorio della tifoseria del Madrid :"Torti arbitrali? Li cerca chi e' capace solo di piangere!"

Por Qué? è la domanda che ci siamo visti sbattere in faccia, con insistenza da psichiatria, da Josè Mourinho nella conferenza stampa del post partita dell’andata di semifinale di Champions. Por Qué? io ho alcune domande spontanee che mi piacerebbe porre al “allenatore migliore del mondo” (per pochi  forse)….

Personalmente sono rimasto molto scandalizzato da questa ennesima buffonata del portoghese e mi dispiace molto che molta gente che di calcio se ne intende lo difenda. Per avere un giudizio obbiettivo penso non si possa giudicare una partita limitandosi a vedere le azioni salienti ma bisogna aver visto tutti i 90 minuti. Io i “Classici” gli ho potuti vedere tutti: partendo dalla “manita” fino al 1a1 che ha concluso queste lunga epopea di scontri diretti sancendo come finalista il Barça. Dopo questi scontri posso dire che il Barcellona, attualmente, è NETTAMENTE più forte del Real Madrid. Per molti di voi sembrerà un esagerazione o un’esaltazione ma i risultati ne danno la prova. Leggi il resto dell’articolo