Il regalo del Milan

La lamina d'orata in regalo ai tifosi rossoneri

Proprio quando stavo perdendo le speranze, è arrivato il regalo promesso dal Milan per celebrare il diciottesimo scudetto e come promesso, cercherò di recensirlo e dirvi la mia a riguardo.

Come tutti sappiamo il regalo consiste in una lamina d’orata che, come potete vedere nella foto di inizio articolo, è ben fatta, in quanto i giocatori sono quasi tutti facilmente riconoscibili nonostante lo scarso spazio per l’incisione; le dimensioni superano infatti di poco quelle di un cellulare e ammetto che, per come era mostrata sul sito del milan, mi aspettavo qualcosa di ben più grande.

Messo da parte questo piccolo incidente di percorso, veniamo alla vera sorpresa del pacchetto ricevuto: la lamina è infatti solo una parte del regalo che, oltre a essa, comprende anche un piccolo libro che narra la storia del Milan: dalla fondazione al diciottesimo scudetto, passando per Nereo Rocco, Rivera, i tulipani, Shevchenko, Kakà e gli ultimi campioni.

Per ora ho letto solo le prime pagine, ma posso già dire che trovo questo tuffo nel passato (a me tra l’altro poco conosciuto) molto più interessante e utile rispetto alla famosa lamina d’orata. Sapevate per esempio che i colori rosso e nero derivano dalla volontà del fondatore Herbert Kilpin di avere una squadra “Animata dal fuoco (rosso) e capace di incutere paura nera negli avversari”?

Da sottolineare anche la massiccia presenza di fotografie di repertorio che rendono il libro ancora più piacevole da leggere o soltanto da sfogliare.

Unica nota stonata la possibilità di acquistare e allegare dei francobolli all’opuscolo alla modica cifra di 85 euro che mi fa pensare che dietro a tutta questa generosità (ricordo che tutto questo era gratuito per i possessori di cuore rossonero) ci sia l’ennesimo tentativo di lucrare sul tifo e su chi, aimè, procederà all’acquisto per sentirsi più rossonero.

In conclusione reputo Leggi il resto dell’articolo

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Milan: il curioso caso di Didac Vilà

Galliani e Didac Vilà dopo la firma del contratto

 

Cosa hanno in comune Grimi, Viudez, Cardacio, Adiyiah e Bruno Montelongo?
Semplice: giocatori arrivati al Milan con tante aspettative (più che altro create dalla stampa, tanto per riempire qualche pagina in più ad Agosto) e poi riposti silenziosamente nel cassetto dei ricordi.

Di giocatori come questi ce ne sono molti altri, in ogni squadra, ed è impossibile citarli tutti, ma ogni qual volta viene fatto un acquisto del genere la mia domanda è: “Perchè?”.

Potrei pensare ad un progetto per il futuro, ad un acquisto in prospettiva, ma nella maggior parte dei casi il giocatore in oggetto fatica a trovare spazio anche nella primavera e dopo mezza stagione ai margini della prima squadra, con qualche presenza in campionato in tribuna o in coppa Italia in panchina, viene prima ceduto in prestito e poi definitivamente venduto o svincolato e di conseguenza dimenticato.

Adyah è l’esempio che calza a pennello per spiegare questo fenomeno:

  • arrivo al Milan con pallone d’oro dei Mondiali under 20
  • metà stagione senza presenze in prima squadra
  • girato alla Reggina
  • girato dopo mezza stagione nel Partizan nel campionato serbo

Qualcuno potrebbe dire che queste sono semplicemente delle scommesse e magari sulla quantità di giocatori comprati, qualcuno forte salta fuori, ma io almeno in una squadra forte e strutturata come è il Milan non collego questa situazione.

Mi vien da pensare a Pato, Kakà e Thiago Silva: scommesse che il Milan ha si vinto, ma anche giocatori comprati ad un prezzo medio-alto e a cui quindi è stata data subito molta più fiducia rispetto agli esempi sopra citati.
Penso anche a Coutinho (il sosia di Pato) dell’Inter che non sta facendo benissimo, ma che almeno ha avuto le sue chance a inizio stagione e ne avrà altre, serie, in altre squadre se dovesse andare via a fine campionato.

Tornando al Milan, l’ultimo “Fenomeno” è Leggi il resto dell’articolo

I mercenari del calcio

Ibrahimovic bacia la maglia del Barcellona

 

Quando dei tifosi di qualsiasi squadra parlano di Zlatan Ibrahimovic, trattano sostanzialmente tre concetti:

  • è un giocatore molto forte
  • non è mai decisivo nelle partite che contano in Champion’s League
  • è un mercenario

Beh, se con i primi due punti sono parzialmente d’accordo, non posso esserlo con il terzo.

E’ si vero che in passato Zlatan ha fatto dichiarazioni d’amore che poi non ha mantenuto per le squadre in cui ha militato (dichiarazioni che i tifosi non gli hanno mai perdonato), ma penso che queste frasi “Da contratto”, dette tanto per tenere gli animi e lo share televisivo alti debbano essere messe da parte perchè lasciano il tempo che trovano.

Teniamo poi conto, che una cosa è la frase che un giocatore dice realmente e un’altra è la frase riportata sulla prima pagina di un giornale o su un gruppo di facebook e prima di prendere una posizione definitiva su un calciatore in generale sarebbe buona cosa controllare per lo meno le fonti della notizia che si va a leggere.

Se comunque guardo Ibra con un occhio più obiettivo e non da tifoso che si lascia “Abbindolare” da quello che può dire a inizio stagione vedo solo un professionista con un ingaggio spaventoso che per lo meno ricambia, quasi sempre, con gol, assist, ottime prestazioni e la vittoria dello scudetto della squadra in cui gioca (scusate se è poco); anche quest’anno se il Milan sta lottando per il titolo lo deve essenzialmente alle sue prestazioni e se l’anno prossimo deciderà di andare in un altra squadra non lo odierò, ma gli sarò grato per quello che ha fatto o cercato di fare.

Posso capire, in minima parte, uno juventino che non lo sopporta perché è andato all’Inter, ma non capirò mai un interista che gli dà del mercenario, semplicemente perché sei un illuso se pensi che un giocatore che già in passato ha dato prova di non sapersi legare a vita ad una maglia diventerà la bandiera della tua squadra del cuore. Non posso poi che ridere quando lo stesso interista sarebbe felicissimo se l’Inter in Estate comprasse Kakà tanto per avere una sorta di rivincita in tema calcio mercato.

Mi vien da pensare al detto “Patti chiari e amicizia lunga”: so che giocatore è, non mi aspetto che resterà a vita nel mio club e per questo anche se vuole cambiare 10 squadre in 10 anni cavoli suoi!

Non è più mercenario Shevchenko Leggi il resto dell’articolo