Ai se eu te pego

Cristiano Ronaldo e Marcelo ballano "Ai se eu te pego" per esultare dopo un gol

Siamo ormai abituati, ogni Estate, a doverci sorbire il tormentone estivo di turno: la classica canzone che ti rimane in testa al primo ascolto, che fa ballare intere piazze e che viene riproposta in radio fino alla nausea.

Visto che siamo solo a Dicembre noi abbiamo la fortuna di avere ancora un bel po’ di mesi prima di dover ascoltare la prossima hit, ma non tutti sono così fortunati. In Brasile l’Estate inizia adesso e li è da poco partito il tormentone annuale: “Ai se eu te pego”.

Che cosa centra tutto questo con i temi trattati da questo blog? Ve lo dico subito: la canzone sembra essere stata particolarmente apprezzata da giocatori brasiliani e non, tanto da ballarla come esultanza dopo un gol o a farsi riprendere in simpatici siparietti con le note del tormentone in sottofondo.

Questa cosa mi ha fatto sorridere e ho pensato quindi di riportare qui alcuni dei video in oggetto: chissà che la canzone non diventi famosa anche in Europa e non ci anticipi quel bel momento estivo che noi tutti, con ansia, aspettiamo!

Pato, Robinho e Thiago Silva

C.Ronaldo e Marcelo Leggi il resto dell’articolo

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Premio Puskas 2011 – Il gol più bello dell’anno

L’anno 2011 volge al termine e ci avviciniamo alla consegna dei vari premi annuali. Oltre al più prestigioso pallone d’oro la FIFA assegna da qualche anno a questa parte il premio Puskas al calciatore che durante l’anno in corso ha realizzato il gol più bello e spettacolare. Non ci sono giudici, allenatori o giornalisti a votare, ma il premio viene assegnato grazie ai voti dei tifosi di tutto il mondo. Potete esprimere il vostro voto direttamente sul sito della FIFA -LINK-. Quindi ora sta a voi scegliere tar Rooney, Ibrahimovic e Messi, o buttarvi tra le braccia dell’unica donna in lizza, Heather O’Reilly. Il mio preferito? Io sono tutto per Dos Santos.

Quindi bando alle ciance, ecco i video dei 10 gol in lizza per la vittoria del titolo:

-Benjamin De Ceulaer

Giovani Dos Santos

Julio Gomez

Zlatan Ibrahimovic Leggi il resto dell’articolo

Fuori dal tunnel?

La partita di domenica sera, come avevo preannunciato, nei suoi eccessi ci avrebbe restituito una Juventus fatta a pezzi dai media in caso di sconfitta o lanciata verso lo scudetto in caso contrario. Come sapete, la Juventus ha vinto per 2-0 domando il diavolo per quasi tutta la gara, seppur abbia trovato grandi difficoltà nello sbloccare l’incontro con la prima rete.

Ma veramente la Juventus può dire di vedere la luce in fondo al tunnel?

La storia recente juventina è piena di momenti di entusiasmo, nonostante i pessimi risultati finali. Il Milan lo battemmo anche l’anno scorso, battemmo anche l’Inter e questo creò sempre un velato ottimismo poi svanito poche partite dopo. Come dice il nostro “generale” Conte, bisogna pensare a fare bene di partita in partita senza montarsi troppo la testa. Il campionato è ancora lunghissimo e ricco i sorprese. Comunque, nonostante tutto, meglio partire bene piuttosto che racimolare qualche punticino come Milan e Inter.

Anche le due partite dell’Italia hanno rafforzato la Juventus grazie a prestazioni maiuscole. Marchisio è andato in gol, Buffon sembra tornato un ragazzino e la difesa, Barzagli su tutti, si è dimostrata solida. Insomma i presupposti per una buona annata ci sono e sono quelli giusti. Poi solo il tempo potrà svelarci le reali ambizioni bianconere.

Detto questo, rendo onore al mattatore della sfida col Milan, il grande Claudio Marchisio, che di gol importanti ne ha sempre segnati tanti.

Persino da bambino.

Messi / Kubala – Piccoli record crescono

Il 5-0 con l’Atletico Madrid e la tripletta della pulce Leo Messi non hanno portato in casa del Barcellona solo i 3 punti in vista della corsa per la vittoria della Liga, ma avvicinano sempre più Messi al record assoluto di reti realizzate con la maglia blaugrana.

E se Cesar Rodriguez con le sue 235 reti è ancora lontanissimo in vetta a questa speciale classifica, Messi con la sua dodicesima tripletta in maglia blaugrana è giunto a quota 192 reti a sole due lunghezze da un’altra leggenda del calcio catalano ed europeo, ovvero Kubala.

Kubala per la storia del Barcellona ha rappresentato molto. Centrocampista con un buon fisico, molto abile nei dribbling e nei calci piazzati, grande fiuto del gol. Insomma rappresenta l’opposto del mediano moderno, tutto grinta e fisico. La curiosità interessante che lo riguarda è senza dubbio quella sulle sue presenze in nazionale. Kubala ha infatti vestito la maglia di ben tre nazionali: la Cecoslovacchia, l’Ungheria e la Spagna. Cosa non da tutti.

Kubala ha anche un passato italiano, più precisamente alla Pro Patria. Ma altra curiosità, non giocò altro che amichevoli durante la sua permanenza italiana a causa dei contrasti con la federazione ungherese e più genericamente col regime comunista. Egli infatti fuggì dall’Ungheria(dove giocava sia in nazionale sia in una squadra di club), passando per Austria e Svizzera, fino ad assere ingaggiato dalla squadra italiana. La federazione ungherese non gli consentì di prendere parte a partite ufficiali, squalificandolo addirittura vita. La situazione si risolse quando riuscirono a procurargli la nazionalità spagnola con trasferimento a Barcellona annesso. Quì gioco per undici stagioni, divenendo leader e idolo della squadra blaugrana, squadra nella quale la sua fama conosce pochi rivali.

Probabilmente Messi già dalla prossima sfida aggancierà o supererà il grande giocatore degli anni 50′ e questo dovrebbe far capire come Messi sia già profondamente parte della storia del suo club. Alla sua settima stagione a Barcellona, e a soli 24 anni, Messi già sta ridicolizzando i record di persone che hanno fatto la storia del calcio prima di lui.

La domanda che mi pongo è una sola.

Continuando così anche solo fino ai trent’anni (non certo una cosa improbabile), dove potrebbe mai arrivare la pulce?

Chapeau.

Super Pippo gol

Inzaghi, in una delle tante partite di Champions

Il calciomercato  è finito e i rinforzi a centrocampo sono arrivati (staremo a vedere se saranno validi), il proseguimento dello sciopero è scongiurato e la prossima settimana inizierà il campionato, ma io oggi voglio concentrarmi solo su una cosa: l’esclusione di Pippo Inzaghi dalla lista Champions.

Parto dal presupposto che pur stimando molto Inzaghi come calciatore per quello che ha dato al Milan e l’attaccamento alla maglia che ha sempre dimostrato, non è mai entrato nella cerchia dei miei giocatori preferiti e che avrei voluto in maglia rossonera fino a fine carriera (Shevchencko su tutti, ma anche Kakà e Pirlo); ritengo che più passi il tempo e meno sia da Milan, ma sono anche d’accordo con la società che fino a ora ha sempre garantito a Pippo la possibilità di finire la carriera al Milan, facendo a mio avviso un gesto di riconoscenza più che giustificato.

Per questi motivi  quando Allegri ha annunciato la sua decisione, io non ho dato molto peso alla cosa, almeno fin quando non sono uscito di casa. Mi spiego meglio: tra amici e  colleghi di qualunque fede calcistica, in dieci persone mi avranno chiesto: “Hai visto che Inzaghi non è stato incluso?”.

Così su due piedi ho giustificato la scelta della società rossonera e ho minimizzato la questione, ma ora dopo averci riflettuto un po’ vedo le cose sotto un altro punto di vista.

Innanzi tutto penso che in questo specifico girone Inzaghi avrebbe potuto dare del suo perchè tralasciando il Barca, il Milan non dovrebbe trovare grossissime difficoltà contro Bater Borisov e Plzen (?) e verso Dicembre magari con una qualificazione già in tasca far rifiatare i titolari non avrebbe certo fatto del male. Sono sicuro che Inzaghi i suoi gol con queste squadre li avrebbe fatti e non avrebbe fatto rimpiangere nessuno.

Come seconda cosa, guardo la lista dei convocati e proprio non capisco alcune scelte fatte da Allegri. Quattro attaccanti proporzionati ai nove difensori e agli 8 centrocampisti sono veramente pochi: non sarebbe stato meglio portare (come tra l’altro è successo l’anno scorso) otto difensori e cinque attaccanti, sacrificando magari l’inguardabile Bonera? Non sarebbe stato meglio privarsi del signor Gattuso che su sei partite potrà giocarne due per la squalifica rimediata l’anno passato?

Le soluzioni Leggi il resto dell’articolo

L’ottimismo juventino/2

Juventus-Genoa - il gol di Toni

 

Grande risultato sportivo ottenuto dalla Juventus: terza vittoria consecutiva e giocatori e tifosi pronti a volare alto verso obbiettivi incredibili.

C’è da ricordare che per ora siamo solo settimi, anche se i punti da recuperare sono 6. Se ci fosse solo una squadra da dover superare, il tutto sembrerebbe più fattibile. Ma dovendo sperare che tre delle migliori squadre dell’anno perdano sistematicamente dei punti per poi farsi superare lo vedo decisamente improbabile. E in tutta questa storia, la squadra che mi convince meno è proprio la nostra. Perchè che le altre perdano almeno sei dei 18 punti disponibili non sembra un’utopia, ma che la juve faccia l’en plein quello si che è improbabile.

Domenica non abbiamo assistito a chissà quale grande spettacolo. Un primo tempo soporifero (io mi sono addormentato) iniziato con l’ennesima sfiga abbattutasi su di noi, cioè un autogol a freddo. Tutto il resto,è noia. Secondo tempo molto meglio, almeno in quanto a bellezza della partita. Saldiamo il debito con la sfiga, segnando pure noi fortunosamente e già tutti pregustano il sapore della rimonta. Ma dopo poco ne prendiamo un’altro dal Floro che contro di noi sembra Maradona, mentre Motta fa la figura della pippa (che comunque è). Poi entra “Toni e furmini” e ci diamo una regolata. Matri segna mentre tutti sono appesi al lampadario gridando da trenta secondi “tira, tira, tira!!” su assist del cannellone, e dulcis in fundo sempre il cannellone Toni taglia la strada a Dainelli(o qualcuno di cui non riordo nemmeno il nome) che trovandeselo davanti non sa far altro che crollare a terra, e con un tocco sotto supera Eduardo che per l’occasione aveva deciso di non esibire nessuna papera per 90 minuti.

Niente di speciale insomma, ma questo basta e avanza ad alimentare le speranze dei poveri tifosi juventuni, che ottimisti come sempre sperano che la propria squadra torni ai fasti di un tempo, ma che mi sa dovranno aspettare ancora un po di tempo.

Sei giornate alla fine, se arriviamo sesti io mi sento in parte contento (oramai la mia autostima e le mie aspettative si stanno fondendo con quelle delle provinciali), poi tutto quello che arriva in più(o in meno) è tanto di guadagnato.

Non resta quindi che stare ad aspettare, ma io penso che nel frattempo non penserò ad altro che a canticchiare questa canzone(cosa che faccio già da mesi oramai)…

Alessandro Del Piero – La leggenda vivente

Esultanza del grandissimo Alex Del Piero

In questo articolo ripercorrerò la carriera di uno dei giocatori più forti mai visti in campo, sia a Torino sia in tutto il mondo. Un giocatore che pur essendo ancora in attività è già una leggenda, un giocatore che ha riscritto gli annali della juventus e del calcio italiano, un giocatore che è diventato simbolo di una squadra e di una città, un giocatore  il cui palmares fa invidia a tutta la serie A.

In questo articolo ripercorrerò la vita del grande Alessandro Del Piero.

Alex nasce il 9 novembre 1974 a Conegliano, dove calca i primi campi da calcio fino al passaggio al Padova ancora sedicenne, nel 1991. Milita nelle giovanili ma inizia a essere sporadicamente utilizzato anche in prima squadra fino a quando, il 22 novembre 1992  nel match Padova-Ternana finito poi 5-0 Alex segna la sua prima rete.

Al termine della stagione, seppur ancora esordiente, Del Piero viene conteso tra i maggiori club italiani, e a spuntarla è la juventus e Giampiero Boniperti, che per 5 miliardi di lire portano Alex a Torino dopo essere stato scartato dalle preferenze del Milan. Si aggrega inizialmente alla primavera, dove poi vincerà lo scudetto e l’ambito torneo di Viareggio.

Nonostante tutto Trapattoni lo vuole anche nella prima squadra, e già il 12  settembre esordisce in per pochi minuti in serie A., mentre tre giorni dopo è il turno dell’esordio europeo in coppa UEFA. Esordisce al Delle Alpi 4 giorni dopo nella sfida contro la Reggiana, e pochi secondi dopo essere entrato Leggi il resto dell’articolo