Insieme a te non ci sto più

Può succedere o può non succedere, poco cambia. Ormai Eto’o non è più uno dei miei giocatori preferiti: velocità, potenza, intelligenza, furbizia, lotta al razzismo, aforismi del tipo “vivo in Europa ma dormo in Africa” e trofei su trofei lo hanno reso, in questi ultimi anni, uno degli attaccanti che più mi hanno fatto sognare. Non so se andrà all’Anzhi, ma qualunque cosa succeda non potrò più apprezzarlo come un tempo, questo è certo.
Tre campionati spagnoli, un campionato italiano, tre champions league, una coppa intercontinentale, un mondiale per club, due coppe d’africa, un oro olimpico e ben quattro volte eletto miglior giocatore del continente nero. Tutto questo nel Barcelona, una delle più grandi squadra del mondo, e nell’Inter, una delle più grandi squadre del mondo. E non basta: campagne contro il razzismo, una famiglia solida e la stima di tutto il mondo del calcio.

Sembra una storia d’amore perfetta, dove tutto è complementare di tutto, niente di più, niente di meno. Ma si sa, come in molte storie d’amore perfette, arriva il terzo incomodo, qualcuno in grado di spostare equilibri che prima sembravano dogmi: una donna affascinante e bellissima, ovvio. In questo caso, dopo Barça e Inter, ti aspetti il supertitolato Real Madrid, o magari l’antagonista eterno dei nerazzurri, il Milan, oppure una squadra inglese che milita in uno dei campionati migliori del pianeta. Niente di tutto questo però. Il terzo incomodo, la donna irresistibile si chiama Anzhi Machačkala, una squadra fondata nel 1991 nella capitale del Daghestan, una regione caucasica famosa per non essere famosa per niente.
I tradimenti spesso avvengono col pensiero e, qualunque sarà la decisione di Eto’o, il solo fatto di averci pensato lo ridimensiona molto, a mio avviso. I soldi fanno gola a tutti, e se Roberto Carlos a fine carriera ha scelto di trasferirsi a Machačkala non gli si può contestare nulla: ha dato tanto al calcio e credo sia una scelta, seppur non condivisibile, accettabile. Samuel Eto’o ha da poco compiuto 30 anni, è nel massimo della forma, della carriera, può fare ancora quattro, se non di più, anni a massimo livello.
Non dico che sia sbagliato cambiare, anzi: un trasferimento in Premier League sarebbe una cosa normalissima, un giocatore che qui ha vinto tutto potrebbe cercare nuovi stimoli altrove, in un campionato rinomato come quello d’oltremanica.  Non vedo invece che stimoli possa offrire invece l’Anzhi Machačkala, una squadra mediocre di un campionato mediocre, che si allena a 1900km dalla città in cui invece svolge le partite casalinghe e dove imperversa la criminalità. Nel caso Samuel decida di andarsene in Russia, guadagnerà 20 milioni a stagione, per tre anni: soldi che non guadagnerebbe da nessuna parte al mondo. E qui intervengono i soliti moralisti del calcio, quelli del “se tu guadagni 1500€ al mese e un altro te ne offre 3000€, che fai, non vai?”. Io credo che non sia la stessa cosa; l’ingaggio di Eto’o all’Inter è molto alto, non credo faccia fatica ad arrivare a fine mese. Se andasse al Manchester City guadagnerebbe anche di più, ma di certo non 20 milioni. Ma rimane un campione, uno che se guadagna molti soldi è perché vive e lavora in un paese in cui le sue gesta sono ammirate da centinaia di migliaia di tifosi, gioca in un campionato che gli da la possibilità di confrontarsi con altri campioni e gli permette di farsi notare anche in Europa. La ricchezza che deriva dall’essere un grande giocatore arriva anche da questo, non solo dai soldi. Che comunque non mancano, ripeto.

Eto’o mi ha deluso molto. Anche se rimarrà all’Inter, anche se andrà al City, anche se andrà a fare il nababbo a Machačkala. Dentro di me l’ho sempre visto come uno, ovviamente non attaccato alla maglia, ma attaccato al grande calcio, ai grandi campionati, alle grandi imprese. Uno che ogni anno lotta per campionato e champions. Evidentemente qualche milione e qualche Maserati in più gli hanno dato alla testa. Se fossi in lui deciderei di rimanere Europa e di chiedere scusa a tutti i suoi fans per avere avuto la tentazione di infangare una carriera coi fiocchi. Sarò di vedute poco aperte, ma rimango del fatto che un po’ di cuore ci debba essere sempre.

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