Próxima estación Santiago Bernabeu

Non è lo stadio più vecchio d’Europa. Nemmeno il più grande. Ma è come quando a New York per strada si incontrava Marilyn Monroe: non era di certo la donna più alta del mondo, né la più bella, né la più romantica. Eppure tutti, uomini d’affari e barboni, la reputavano una donna estremamente affascinante, forse la più affascinante di tutte quante. Il Santiago Bernabeu è un po’ così. Sorge in un quartiere pieno di grattacieli in stile pacchetti di sigarette, grigi, rettangolari, perfetti, tristi. E anche lo stadio da fuori ha quel pallore, quasi a non volere fare sfigurare il resto degli edifici attorno. Ma si sa, uno stadio vale per quello che ha dentro, quindi si entra. E già sembra di essere a migliaia di distanza da quella Madrid, calda e poco profumata. Sembra quasi di stare al mare da tanto sono azzurri i seggiolini, non fa perfino caldo anche se il termometro ne segna quaranta di gradi. Poi inizi a pensare che li, su quel prato, è successo di tutto. È stato il campo casalingo di Di Stefano, di Hierro, di Roberto Carlos, di Zidane, di Ronaldo, l’altro Ronaldo, Beckham e così via.

E quei madrileni che gestiscono questo immenso impianto lo sanno bene, sanno come trattare gli sportivi, atipici e non, che se passano per Madrid devono per forza fare tappa qui almeno una volta nella vita, come islamici a La Mecca. Quindi è tutto perfetto, tutto studiato: il tour che offrono non lascia indietro nulla. Dalla panoramica mozzafiato fino all’odore di erba degli scalini che portano al campo, visti alla tele chissà quante volte. Poi le panchine più comode di qualsiasi divano medio e la sala stampa, luogo di creazione degli aforismi di Mourinho da ormai molti mesi a questa parte.
Poi c’è lei, la sala dei trofei. Ma sarebbe meglio chiamarla expo dei trofei: sono tantissimi, troppi. E ci sono tutti, dai minori ai maggiori, dai più lontani nel tempo ai più recenti. In quella sala ci sono tante Champions League tante quante ce ne sarebbero se mettessimo in una sala quelle di Inter, Juventus e Ajax. Nove, un’infinità. Nel caso ne vincessero ancora non saprebbero nemmeno dove metterle.
È uno stadio che per noi ha un significato ancora maggiore che per tutti gli altri. I nostri azzurri erano qui nel luglio del 1982 a fare il giro di campo, con in mano la coppa più importante di tutto, dopo un digiuno durato un’infinità. È qui che una squadra italiana ha alzato la Champions League l’ultima volta, nemmeno troppo tempo fa.

Il Real Madrid oggi non affronta uno dei momenti più brillanti della sua storia. Vuoi per il Barcellona stratosferico di questi anni, vuoi per la conduzione non sempre perfetta dei presidenti, che hanno dato importanza solo ai nomi, solo all’attacco, ai colpi ad effetto e non alla costruzione di una squadra in tutti i sensi. Il santiago Bernabeu invece vive ancora il suo massimo splendore. Anche gli Antichi Greci non ci sono più, eppure il Partenone è sempre amato e visitato. Tutto questo perché attorno a questo stadio continua ad aleggiare un nonsoché di leggenda, è qualcosa di sacro per tutti coloro che amano il calcio, quello bello.
Quindi in attesa che anche i Blancos ritornino alla grandezza di un tempo, a mantenere grande la società, tra le altre cose, ci pensa lui: il Santiago Bernabeu.

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3 Responses to Próxima estación Santiago Bernabeu

  1. delpieroni86 says:

    beh non hai detto che di scudetti ne ha 31 e anche per quelli non c’è più posto…un po come mettere insieme Milan, Genoa, Fiorentina e Lazio…
    non so se intendi dove voglio arrivare……..

  2. fabiopedroncelli says:

    intendo intendo..
    ,a credo che anche tu intenda che ho detto cosi, perche in fondo una fede l’ho anchio, e inconsciamente la proteggo ((:

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